Perché amiamo quello che facciamo

Per la partecipazione…

Bambini e ragazzi sono per natura portati a formare relazioni più profonde e a collaborare più pienamente di quanto le istituzioni non consentano loro di fare.

Richard Sennett, Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione

Ciascuno è chiamato a giocare un ruolo nella società, qualunque sia l’età, il genere, la provenienza, la formazione.
La partecipazione, la cooperazione, la solidarietà sono tasselli di una visione del mondo e della vita e si costruiscono fin dai primissimi giorni di vita. Riconoscere l’altro, saper ascoltare, dialogare, costruire insieme, sono pratiche che richiedono esercizio e non sono mai date una volta per tutte.

… e per l’arte

Occasioni di incontri sociali deliberatamente costruiti per cercare un invisibile che permei e animi l’ordinario.

Peter Brook, Lo spazio vuoto

L’arte è una delle poche occasioni che abbiamo per incontrare davvero noi stessi e gli altri, al di là dei ruoli sociali e delle categorie culturali che ci definiscono. Per questo è così preziosa. Chiunque abbia fatto teatro, preso parte ad un coro, danzato, sa che in queste esperienze si creano legami profondi e si sperimenta il piacere di fare parte di qualcosa.

Per il cambiamento…

Quando le persone o i gruppi si spostano da un livello ad un altro si crea un intervallo in cui il passato è temporaneamente sospeso e il futuro non è ancora iniziato: un istante di pura potenzialità.

Victor Turner, Dal rito al teatro

Le difficoltà e le crisi, i momenti della vita in cui siamo maggiormente esposti, sono i più propizi per il cambiamento.
Sono come soglie. In queste occasioni l’arte ci aiuta a riconoscere ciò che proviamo, a dargli voce, a scoprire che riguarda più persone di quante immaginiamo. Sono la possibilità che ci viene data di trasformarci, di diventare altro rimanendo noi stessi.

… e per i bambini

Il bambino ha cento lingue, cento mani, cento pensieri, cento modi di pensare, di giocare e di parlare […]. Il bambino ha cento lingue (e poi cento cento cento) ma gliene rubano novantanove.

Loris Malaguzzi, I cento linguaggi dei bambini


L’infanzia non è una fase di passaggio verso l’età adulta: è una dimensione dell’esistenza umana. Quella in cui ci si fanno domande, ci si stupisce di fronte ad una goccia di rugiada, ci si sente parte di qualcosa di più grande. Lavorare con i bambini non significa prendersi cura della loro educazione: significa occuparci della nostra crescita.

Per la poesia…

Un poeta sente, percepisce, avverte, intende, ha sentore e presentimento.

Chandra Livia Candiani, Ma dove sono le parole?

Amiamo la poesia, sotto forma di testo poetico, ma anche di fotografia, di suono, di gesto, di gioco. Esiste un sapere che la ragione riesce a dominare ed uno che non può comprendere. Frequentare la poesia significa allenare la nostra capacità di sentire e di comunicare quegli aspetti dell’esistenza di cui non è facile parlare. Che poi di solito sono i più importanti.

…e il gusto di essere autori

Il sentimento di autoralità è una forma di felicità.

Severino Antônio, Katia Tavares, Una pedagogia poetica per l’infanzia


Si può essere spettatori, attori o autori di un’esperienza artistica. Si può godere dell’opera di qualcun altro, farsi tramite di musiche, parole, azioni idee altrui o, al massimo grado, dare forma in prima persona a ciò che si sente. Imparare ad essere autori, oltre che attori e spettatori, dice molto del ruolo che vogliamo giocare nel mondo.