Può un fumetto raccontare il dolore dell’Alzheimer?

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”, sentenzia Gabriel Garcia Marquez in Vivere per raccontarla. Ma cosa accade quando quei ricordi cominciano a sfrangiarsi e a perdere di consistenza?

Sono proprio i ricordi e la memoria il centro di Rughe,  fumetto dello spagnolo Paco Roca edito da Tunuè. Protagonista Emilio, bancario in pensione, affetto da un principio di morbo di Alzheimer colto in quel delicatissimo momento della sua vita che è l’ingresso in una casa di riposo. Una fase, la vecchiaia, sempre poco raccontata eppure piena di umanità, di sfumature psicologiche, di contraddizioni, gioie, amarezze, slanci, desideri. Di attimi folgoranti che accendono lo scorrere di un tempo lento, fatto di giorni solo apparentemente sempre uguali e che sono invece punteggiati di eventi minimi ma dal senso profondissimo. Così li guarda chi vive ogni cosa forse per l’ultima volta.

Oltre a Emilio e ai suoi ricordi di gioventù, trascorriamo le giornate in compagnia di Michele che approfitta della sua lucidità per sgraffignare qualche spicciolo agli altri ospiti, Rosaria che si crede sull’Orient-Express, Dolores che si prende cura del suo Modesto anche se lui non la riconosce più, Carmelina che ha paura di essere rapita dai marziani. E poi Renato, Martino, Sole, Antonia… Una galleria memorabile di figure che animano questa casa di riposo, un concentrato di umanità tragicomica.

Paco Roca tratteggia questo microcosmo con stile semplice e tono lieve, scevro da pietismi e commiserazione. L’autore valenciano, al contrario, inietta nelle sue pagine una buona dose di umorismo e un pizzico di graffiante ironia. Rughe diventa così una riflessione a tratti leggera e divertita, a tratti malinconica, sulla condizione degli anziani, con tutte le loro fissazioni, idiosincrasie, testardaggini, egoismi. Ma anche con le loro fragilità e le loro tenerezze. Ed è verso un’accettazione serena di questa trasformazione del corpo e della mente che sembra volerci spingere Rughe, anche quando l’esito sembra apparentemente drammatico. Perché, per dirla con la citazione di Buddha che fa da esergo al volume, “La nuvola non sparisce, diventa pioggia”.