Dare spazio e voce – Il centro estivo del progetto QuBì Molise Calvairate

È spiazzante tornare a stare con i bambini dopo ciò che è successo. Mi emoziono a guardarli tutti insieme mentre giocano e fanno attività. Bellissimo. Mi ero quasi dimenticata quanto fosse importante stare e fare con gli altri”. È lo stralcio di una conversazione telefonica tra di noi di Alchemilla.

Margherita, nostra responsabile dei laboratori, è stata tra le prime a tornare sul campo. Il campo in questione è il quartiere Molise Calvairate (a Milano) dove lavoriamo ormai da 6 anni. Più nello specifico è il centro estivo “Tappeto volante” a cui Alchemilla partecipa con i partner della rete del progetto QuBì Molise Calvairate (https://ricettaqubi.it/), uno dei tanti progetti QuBì finanziati da Fondazione Cariplo nella lotta contro la povertà economica, sociale ed educativa dei minori e delle loro famiglie.

Inevitabile che quello di quest’anno fosse un centro estivo completamente diverso. Perché ha dovuto fare i conti con i limiti imposti dalle normative di tutela della salute post CoVid. Ma anche perché, proprio affrontando quei limiti, si sono messe in moto risorse e sperimentate soluzioni innovative.

Innanzitutto è stato un centro estivo di tutti: non legato alla scuola e nemmeno all’oratorio o ad una singola organizzazione privata. Tutte le realtà del quartiere, che già operavano in rete grazie al progetto QuBì, si sono attivate per rendere possibile la realizzazione di tempi e spazi di cura sicuri per i bambini. Comunità Progetto, Fondazione Somaschi, il Comitato Inquilini Molise Calvairate, e l’Associazione Berardi sono alcune delle realtà QuBì che hanno collaborato per la logistica e la realizzazione delle attività.

In secondo luogo perché è stato un centro estivo diffuso. Tutti gli spazi possibili sono stati presi in considerazione e utilizzati per poter svolgere le attività. Dagli orti del Parco Alessandrini agli spazi dell’Associazione Artepassante, dal Centro Sportivo Molise Calvairate agli spazi delle parrocchie San Pio V e Sant’Eugenio di Milano.

Infine perché, grazie alla collaborazione di tutti e al supporto donato da Fondazione Snam, si è riusciti a proporre alle famiglie del quartiere un centro estivo totalmente gratuito.

Improvvisamente il quartiere, vedendo il via vai di bambini e ragazzi, si è reso conto della loro esistenza, del loro passaggio quotidiano. Ciò che prima era invisibile o poco visibile è venuto alla luce. Un’occasione importante per noi. Da cogliere al volo. Approfittare di questa visibilità per rafforzare il dialogo con il quartiere e il territorio ma soprattutto per dare ai bambini e ragazzi coinvolti la possibilità di esprimersi e far sentire la propria voce, al termine di mesi in cui un pesante silenzio aveva riguardato loro e la loro condizione.

Siamo partiti proprio da quelle strade da loro abitate e attraversate quotidianamente e ci siamo fatti guidare, da un lato a scoprire in quali spazi del quartiere volevano tornare dopo l’isolamento, dall’altro a immaginare possibili “apparizioni” in grado di rendere il loro territorio ancora più bello.

I ragazzi della scuola secondaria di primo grado si sono raccontati attraverso la fotografia. Queste fotografie ci svelano che all’interno del Parco Alessandrini c’è un parco giochi con un “ponte dell’amicizia” su cui ritrovarsi a chiacchierare, che per qualcuno la Scuola Primaria Grossi è una “culla di amici”, che da Ciccio Pizza, pizzeria di quartiere, si esce “con la pancia felice”… Le immagini fotografiche sono un ottimo strumento per coinvolgere i bambini e i ragazzi nella costruzione di un racconto collettivo sul proprio territorio.

Nel 2004 il ricercatore Kim Rasmussen diede delle macchine fotografiche a un gruppo di bambini danesi tra i 5 e i 12 anni e chiese di fotografare i luoghi per loro significativi. Poi li intervistò ed emerse in maniera molto chiara come questi luoghi NON coincidono con quelli pensati per loro dagli adulti. Significativamente chiamò la ricerca Places for Children – Children’s Places (https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/0907568204043053).  I luoghi scelti dai bambini erano quelli a cui loro stessi attribuivano un significato, anche emotivo, e a cui davano un’identità, ad esempio dandogli un nome di fantasia inventato da loro stessi o dal gruppo dei pari. Spazi che gli adulti non notano o non considerano degni di interesse. Quegli angoli in cui i bambini e i ragazzi si sentono liberi di muoversi, si divertono, dove c’è un maggiore coinvolgimento del corpo e della fantasia. Spazi ai margini, lontano dallo sguardo adulto[1].

Anche Keri Smith (www.kerismith.com), nel suo libro “Risveglia la città. Idee e progetti per lanciare il tuo messaggio al mondo”, suggerisce di realizzare veri e propri Incontri fotografici scattando polaroid di luoghi del quartiere, indicando la data del momento in cui sono state scattate e attaccandole nel punto in cui sono state scattate. A scelta l’autore può comparire o meno nella foto[2].

Ai bimbi della primaria, abbiamo invece chiesto di immaginare e disegnare: “se le tue dita fossero le bacchette di un mago, cosa faresti per il tuo quartiere?” Un disegno che facesse apparire ciò che vorrebbero incontrare nel tragitto tra casa e scuola. Anadel vorrebbe un castello in cui i bambini potessero entrare e giocare, Samir immagina il quartiere colorato e dipinto come se fosse una galassia universale e a Basma piacerebbe un parco solo per bambini.

Questo passo però non era sufficiente. Era importante che quelle voci, quegli sguardi, arrivassero agli adulti. Non solo ai genitori, agli educatori, agli insegnanti coinvolti nel centro estivo, ma anche agli abitanti che quelle strade le attraversano tutti i giorni. Occorreva trovare spazi di affissione visibili, centrali, frequentati, per dare voce a quei racconti spesso inascoltati. Le vetrine dei negozi di quartiere, insieme a quelle degli spazi delle realtà coinvolte nel progetto, sono diventate lo spazio ideale. Panettieri, pizzerie, bar e fruttivendoli si sono messi a disposizione per ospitare nelle proprie vetrine foto e disegni dei bambini e dei ragazzi. Qui alcune delle immagini raccolte. (https://www.facebook.com/alchemillalab/posts/1161304064251833) Una narrazione collettiva troverà ulteriori nuovi spazi e contribuirà a rendere vivi e ricchi di significato i luoghi del quartiere Molise Calvairate.

Diamo ai bambini e ai ragazzi la possibilità di agire. Il loro punto di vista può aiutarci a cambiare il mondo.

[1] Caterina Satta, Bambini e adulti: la nuova sociologia dell’infanzia, Carocci, Roma, 2012, p. 103. Il lavoro di Rasmussen è pubblicato in Kim Rasmussen, Places for Children – Children’s Place, in “Childhood”, II, (2), 2004, pp. 155-173.

[2] Keri Smith, Risveglia la città. Idee e progetti per lanciare il tuo messaggio al mondo, Terre di Mezzo Editore, Milano, 2015, p. 75.